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Comune di Cetara

 

 

Stemma del Comune di Cetara

Cetara - Veduta torre

Un gomitolo di curve che affacciano sul blu cobalto del mare, costeggiando l'area del Fuenti, o, in alternativa, poche bracciate in mare: la distanza tra Vietri sul Mare e Cetara, secondo centro della Costa d'Amalfi provenendo da Salerno, è veramente minima.

Ultimo possedimento e confine dell'antico Ducato amalfitano della banda orientale della costiera, Cetara fu roccaforte dei Saraceni nell'842 e nell'879, al tempo dell'assedio di Salerno. E' sempre stato un paese di pescatori: non a caso il suo nome deriverebbe dall'antico termine cetaria, che sta per tonnara, o da cetari, venditori di pesci grossi. Perdura ancora oggi un'antica tradizione: la partenza dei pescatori per l'Algeria e il Marocco nei mesi di marzo ed aprile, periodo e luoghi utili per la pesca delle acciughe. I pescatori ritornano alla base in autunno, dopo aver rifornito i mercati di Messina, Genova e Livorno. 

Borgo marinaro per eccellenza, Cetara dispone di tre spiagge, frequentatissime nel periodo che va dai primi tepori primaverili all'autunno inoltrato, che qui è particolarmente mite. La più bella è quella che sorge alle porte del paese, della la spiaggia del Lagno, anticipata dalla torre vicereale di avvistamento (diventata un museo dell'attività marinara e civico). Le altre spiagge sono situate ai due lati del porto: a sinistra c'è la Marina, mentre a destra è situata la spiaggia detta appunto "del porto".

Quattro i monumenti religiosi che arricchiscono un centro storico minuscolo, con le casette incastonate nella forra di un altro massiccio. Quella dedicata al culto di San Pietro è la chiesa più importante del paese. La prima citazione si ritrova in un documento del 988. Il tempio è formato da tre navate con transetto, fiancheggiato da cappelle. Il campanile, a base rettangolare nei primi tre ordini ed ottagonale nei due successivi, presenta monofore su ogni lato. Nella parete sinistra dell'entrata è sepolto il pescatore Grandonetto Aulisio che nel 1485 portò in salvo a Napoli il principe Federico, secondogenito del re Ferdinando I d'Aragona. 

Risale al 1585, invece, la costruzione della Chiesa di S. Francesco con l'annesso convento, che sorge quasi a ridosso del porto. All'interno c'è un chiostro di rara bellezza, dalle pareti perimetrali superbamente affrescate. Raggiungendo la collina ad ovest dell'abitato è possibile visitare la chiesa di S. Maria del Popolo, della quale sono rimaste solo le mura perimetrali che ne ricordano la struttura medievale. L'ultimo tempio di cui si consiglia la visita è la chiesetta di Costantinopoli, che sorge proprio in cima al paese. L'architettura religiosa ha sempre avuto una grandissima importanza in questo borgo di pescatori, perchè riflette la profonda devozione di un popolo la cui sopravvivenza stessa è legata ai capricci del mare.

Molto sentita è, in paese, la ricorrenza di San Pietro (29 giugno), Santo Patrono e protettore dei pescatori. Al primo vescovo di Roma è dedicata una suggestiva processione. La statua del Santo è posta su un trono a forma di barca ed è portata in spalla con un movimento ondulatorio tale da simulare il dondolio della barca sulle onde del mare. Un momento di grande suggestione della processione è rappresentato dalla benedizione del mare: la folla si raduna sulla spiaggia, mentre lo specchio d'acqua antistante il porto si popola di centinaia di barche provenienti dagli altri paesi della Costa d'Amalfi. Di straordinario impatto lo spettacolo dei fuochi pirotecnici che, all'una di notte, illuminano il cielo e il mare con superbe coreografie.
Particolarmente intenso è anche il culto dell'Immacolata Concezione. L'8 dicembre, alle cinque del mattino, si svolge una caratteristica processione. Durante il percorso gli abitanti accendono giganteschi falò sulle colline che incorniciano il paese. Per gli appassionati della gastronomia tipica da non perdere è la Sagra del tonno che si svolge ogni anno nella seconda metà di luglio. Durante le giornate della sagra si possono assaggiare numerose pietanze a base di tonno. Cetara è famosa nel mondo per la caratteristica colatura di alici, discendente dal cosiddetto Garum romano, salsa di pesce cremosa ottenuta dalla macerazione di strati alternati di pesci piccoli e interi, probabilmente alici, e grandi pesci tagliati a pezzetti, forse sgombri o tonni, con strati di erbe aromatiche tritate, tutto ricoperto da sale grosso. La colatura è un liquido ambrato dal sapore deciso e corposo ottenuto dal processo di maturazione delle alici sotto sale, seguendo un antico procedimento tramandato di padre in figlio dai pescatori. Con essa vengono preparati i piatti tipici della gastronomia locale: spaghetti e linguine al profumo (e sapore) di mare.  

 

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