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La Carta di Amalfi
.jpg) Si hanno notizie di questa carta a partire dal XIII secolo sebbene pare che le cartiere della repubblica marinara fossero attive già in precedenza.
Proibita nel 1220 da Federico II per gli atti notarili in quanto meno duratura della carta pergamena, ha tuttavia continuato ad essere prodotta e utilizzata, tanto che, nel XVIII secolo ancora una ventina di cartiere risultavano attive ad Amalfi e nelle vicine città. Fogli antichi di carta Amalfitana, a dispetto dei timori di Federico II, sono tuttora conservati e riportano documenti del ‘400.
In seguito ad un’alluvione che colpì Amalfi nel novembre 1954, quasi tutte le cartiere furono distrutte, lasciandone intatte tre. Rimasero attive soltanto due famiglie di cartai: i Milano, che riconvertirono la loro cartiera in museo della carta, e gli Amatruda, che ancora oggi continuano a produrre la carta a mano. La particolare trama della carta di Amalfi è dovuta all’impiego di lino, cotone e canapa bianca. Tali stoffe vengono ridotte in poltiglia.
La fibra, disciolta nell'acqua, viene poi trasformata in fogli per mezzo di telai fatti di fili in ottone e bronzo, recanti per in filigrana gli stemmi delle antiche famiglie nobiliari della città. Il risultato è una carta dalla consistenza calda e intensa, dai bordi irregolari, quasi sfilacciati ed una gamma di colori dall’avorio al crema.
La Carta di Amalfi viene considerata tra le più pregiate per la realizzazione di inviti, annunci, libretti per celebrazioni, menu per ristoranti di classe, carta da lettera, biglietti da visita, ecc. |