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Comune di Battipaglia
Arte e Cultura

IL COMPLESSO MONASTICO ALTOMEDIOEVALE DI S. MATTIA

L'Altomedioevo a Battipaglia è attestato da una serie di documenti redatti tra il IX e l'XI sec.
Tale documentazione fa riferimento all'esistenza, nei pressi del fiume Tusciano e non lontano dall'attuale strada litoranea, ad un centro dominico appartenente al
Principato di Salerno
.
Il Principe di Salerno, infatti, secondo le fonti storiche, dava in affitto campi di sua proprietà a coloni che vivevano in grappoli di case prospicienti i terreni da coltivare.
A questo sistema di amministrazione territoriale, si accompagna la diffusione di numerose chiese private, il cui compito primario era di attendere alla cura spirituale delle popolazioni rurali.

Il Parroco di tali chiese, nominato direttamente dal principe, che donava al proprio istituto religioso enormi patrimoni fondiari, fungeva anche da amministratore del territorio. Una di queste chiesette rurali sorse nell'XI sec. e fu intitolata a S. Mattia.
Voluta espressamente dal principe Guaimario IV, si può tutt'oggi ammirare inglobata all'interno delle strutture seicentesche dell'omonimo istituto monastico.


IL PASSO DI S.MATTIA

Con il nome “Passo di S.Mattia”, si indica una tabella daziaria situata nel cortile interno di un complesso rurale in località Aversana.
Del feudo Aversana non si sa molto. Francesco della Ratta, nella prima metà del XV sec., lo vendette all’ebolitano Novello Paparo; a sua volta il Paparo lo donò ai suoi figli in data 1497.

Fin dall’inizio del XVII sec., questo territorio appartenne alla famiglia Genovese di Olevano, come attestano due lapidi che si trovano all’interno della chiesa compresa nell’edificio rurale (la chiesetta dell’Aversana).

In questa zona passava l’unica strada diretta a Salerno e proveniente dal Cilento e, per transitarvi, si era obbligati a pagare il pedaggio. L’iscrizione è murata sul lato dell’edificio che, in antico, fu la dogana ducale di Eboli e fissava le tariffe da pagare per il passaggio delle mercanzie. Questi dazi venivano riscossi dagli esattori del Principe d’Angri, signore di vasti latifondi nella zona. La tabella è datata 14 agosto 1697 e approvata da Carlo III di Borbone.




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