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     Comune di Ascea/Velia

     Stemma del comune di Ascea

Velia - anfiteatro

Il Comune di Ascea/Velia, in provincia di Salerno, all’interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, è un’importante meta turistica della Costa cilentana, ed è raggiungibile in treno, in direzione Reggio Calabria e  in auto, lungo l’autostrada A3.

L’area archeologica di Elea-Velia, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco, si estende su di un  suggestivo promontorio ed è stata faticosamente portata alla luce nell'ultimo secolo e mezzo, nel corso di lavori di scavo che ancora durano e che mirano a far riemergere l'intero perimetro di una delle più belle città della Magna Grecia, fondata da un gruppo di profughi focesi intorno al 540 a.C.

Per due secoli Elea dettò legge sul Mediterraneo grazie al suo straordinario apparato commerciale, imprimendo una traccia indelebile nella storia del pensiero universale grazie alla scuola filosofica di Senofane, Parmenide, Zenone e Melisso, detta appunto "Scuola eleatica". A rendere Elea una vera e propria "gemma" era la favorevolissima posizione geografica: un fiume, l'Alento, sufficientemente largo e profondo da consentire un riparo alle navi e, proprio alla foce, due isolette, Pontia e Isacia, che facevano da sentinelle. A monte, un promontorio fatto di terrazze digradanti verso il mare, su cui sorse l'Acropoli: templi, torri ed edifici sontuosi incastonati nella splendida cornice del verde collinare. Vi arrivavano infermi da tutto il bacino del Mediterraneo per godere della dolcezza del clima e delle grandi proprietà terapeutiche delle acque. L'amenità dei luoghi convinse anche un girovago come Senofane di Colofone a porre un termine alle proprie peregrinazioni: fu lui a fondare la famosa scuola filosofica, il cui maggiore rappresentante fu Parmenide. Nel I sec. a.C. Elea divenne Municipio Romano, assumendo l'odierna denominazione di Velia fino al IV sec. d.C., quando una catastrofica alluvione la seppellì completamente.

Il Parco Archeologico. La città antica occupava una superficie di circa 90 ettari ed era organizzata in quartieri posti lungo il declivio naturale di una collina. La visita al Parco inizia dal settore meridionale della città e l'ingresso avviene da Porta Marina Sud, difesa da una possente torre quadrata; una strada lastricata conduce al Quartiere meridionale, nel quale è possibile visitare un complesso monumentale di età augustea destinato probabilmente al culto imperiale. Proseguendo, l'itinerario di visita costeggia il complesso delle terme romane e seguendo l'antica via di Porta Rosa, che collegava il quartiere meridionale con quello settentrionale, ascende verso la cima della collina. Superato un edificio pubblico in cui forse, accanto al culto di Asclepio, si praticavano terapie mediche (Ascleieion), si raggiunge la famosa Porta Rosa, che fa parte di un complesso sistema di difesa interno alla città e rappresenta un'opera di alta ingegneria (fine del IV sec. a. C.).

Attraverso il quartiere settentrionale, nel quale sono visibili numerosi esempi di case arcaiche in opera poligonale, si giunge sull'Acropoli; superando i resti del teatro, rifatto in età romana su un precedente edificio di età ellenistica, si raggiunge, attraverso la via sacra, l'area del santuario, al centro della quale sorgeva un tempio forse dedicato ad Atena. Del monumento è oggi visibile il basamento, parzialmente inglobato nella fortificazione medievale. Sull'acropoli è ancora possibile visitare la cappella Palatina, chiesetta del XII secolo dedicata a San Quirino. Nel 2003, anno dedicato all'abbattimento delle barriere architettoniche, è stato elaborato un progetto per rendere fruibile ai visitatori ipovedenti il Parco Archeologico di Velia che, per la sua conformazione di tipo collinare, non è di facile accesso per i diversamente abili. 

L'insabbiamento del porto fluviale dell'antica Elea e il ricongiungimento alla terraferma delle due isolette enotrie che facevano da sentinelle allo scalo commerciale elino, portò alla formazione di una lunga striscia di spiaggia che oggi rappresenta il cuore della Marina di Ascea. La Spiaggia della Marina è la prima ad accoglierci: molto ampia, finemente sabbiosa, ventilata, affacciata su un mare cristallino. Un altro salto e siamo alla Baia Rondinella, alle spalle dello "Scuoglio ri nanti", ultimo punto di contatto con la terraferma. Il confine estremo è segnato dall'antica Torre del Telegrafo, dichiarata sito d'interesse comunitario: posta alla sommità di una monumentale scogliera, è quasi completamente ricoperta dalla Ginestra del Cilento.

Ascea conobbe il suo momento di massimo fulgore nel XV secolo, quando il territorio era compreso nel feudo di Castellammare della Bruca. Risaltano, nella struttura urbanistica del borgo, le origini tardo medievali: i vicoli e le piazzette del "Chianu", "Arretu la Mura", "A Villa", "Malicavaddu", "A Sciuscella", il lastricato del "Vicu ri li Pimmaròli", i portali di pietra intagliata. Nel cuore del centro antico svettano il Settecentesco Palazzo Ricci, già De Dominicis, ricchissimo di fregi, e il Palazzo Barbarella, due dimore baronali.

Nell'interno pregevole è il borgo di Terradura. L'impianto urbanistico è tipicamente medievale, e si sviluppa intorno ai due monumenti religiosi più importanti: le Chiese di San Michele Arcangelo e Santa Sofia, erette dai monaci italo-greci fondatori del borgo.

Lasciata Terradura, la strada s'interpica verso Mandia, che sorge a 504 metri sul livello del mare. Mandia era un borgo fortificato in epoca medievale: il suo centro storico è un gioiello incastonato nel verde del Parco Nazionale del Cilento.

La frazione più alta di Ascea, Catona, si trova invece a 515 metri sul livello del mare. Da visitare, oltre al Centro storico, il Santuario della Madonna del Carmine, uno dei sette del Cilento dedicati al culto della Vergine, che si erge sulla sommità del minuscolo abitato, e la chiesa dedicata a San Nicola di Mira. 




Info Utili:
Comune di Ascea

Pro Loco di Ascea
Tel./Fax +39.0974.972230
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