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Comune di Acerno



Stemma del Comune di Acerno

     Acerno - chiesa

Le origini di Acerno sono avvolte nella nebbia della leggenda, i primi insediamenti umani, nella regione dei M. Picentini, sembrano risalire all'età neolitica. I suoi primi abitatori, i Sabelli pare fossero principalmente dediti alla pastorizia e all'agricoltura. A questi popoli primitivi seguì la sovrapposizione dei greci e degli Etruschi: i primi, per la loro dedizione all'agricoltura, colonizzarono i territori della pianura: i secondi, si inoltrarono verso l'interno cercando di incrementare l'industria. 

I Piceni, che occupavano la zona adriatica compresa tra i fiumi Foglia e Pescara, conservarono la loro specificità, continuando a progredire, con i Greci e gli Etruschi; ma con il declino della potenza di questi si opposero con la tenacia ai nuovi dominatori: i Romani. Al tempo delle guerre puniche, i Picentini si schierarono apertamente contro Roma appoggiando Annibale, per cui alla fine delle ostilità subirono rappresaglie.

 Così la campagna Picentia, venne rasa al suolo dai Romani. Cominciò così il dominio romano durante il quale fu realizzata una fitta rete di strade che facilitò le comunicazioni e i commerci, si diede anche impulso all'agricoltura. Alla caduta dell' Impero Romano seguì un periodo di decadenza con la calata dei barbari. L'invasione dei Saraceni, la penetrazione dei Longobardi e la conquista dei Normanni non portarono grandi migliorie alle popolazioni del luogo. Così coi Saraceni si ebbero le "curtes", con i Longobardi il territorio fu diviso in "gastaldati", con i Normanni i gastaldati furono sostituiti dalle "contee". 

E' da dire che i Normanni crearono un organismo statale unitario e accentrato, anche se diviso in feudi. Nel Medioevo si ha il rafforzamento e la relativa diffusione del Cristianesimo: sorsero in quel periodo molte chiese e monasteri ad opera sia dei benedettini che dei francescani. Vennero, poi, gli Angioini, il cui particolarismo feudale, e il parallelo diffondersi del banditismo, incisero fortemente sui traffici e sul commercio, provocando nelle zone interne un'ulteriore depressione. Così pure con gli Aragonesi. 

Una leggera inversione di tendenza si ebbe con i Borboni, che rivitalizzarono i centri interni ed introdussero moderne strutture amministrative (intanto erano anche arrivate le riforme apportate dal decennio napoleonico) con la eversione della feudalità e la divisione dei beni demaniali e la libertà concessa ai comuni, che, comunque, non raggiunse mai i fini sperati per la notevole influenza della nobiltà. Con l'unificazione d'Italia (ottobre 1860) le cose migliorarono di poco anzi per certi versi si andarono accentuando quei contrasti e quelle contraddizioni accumulatesi nei secoli che oggi vanno sotto il nome di "questione meridionale". 

Il brigantaggio fu represso nel sangue. Se miglioramento del tenore di vita ci fu, il prezzo sociale pagato fu altissimo: migliaia di persone emigrarono, provocando nella zona il depauperamento della popolazione e un ulteriore impoverimento e, in alcuni casi, il degrado culturale. La Grande Guerra prima, il regime fascista poi, ed il secondo conflitto mondiale hanno direttamente o indirettamente mantenuto la regione dei Picentini in una situazione statica. 

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale le correnti migratorie hanno ripreso il loro ritmo, questa volta verso il Nord Europa. Le rimesse degli emigranti, la razionalizzazione delle risorse naturali, e la creazione di strutture ricettive per incrementare il turismo, avevano in qualche modo avviato un processo di crescita e di sviluppo, arrestato dall'evento sismico dell'80, che qui ha avuto il suo epicentro. 

Ora è il tempo della ricostruzione, non solamente edilizia, ma anche sociale, economica, culturale. La popolazione oggi vive di agricoltura e di turismo. L'etimologia più sicura è quella che fa derivare Acerno da una pianta - l'acero - che in quelle montagne alligna con facilità.


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